Appalti pubblici: ai ministri le case, ai lavoratori i sacrifici
Costituzione Repubblicana art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
Riteniamo esecrabile quanto avviene nella nostra bella Italia in tema di appalti pubblici. Secondo il principio (di per se diabolico) che chi amministra la cosa pubblica, si ammanta di estrema generosità quando deve appaltare opere pubbliche ai soliti “furbetti” certo magari di avere il proprio ritorno ( una casa non la si nega a nessuno), quando invece, deve appaltare servizi che devono essere “lavorati” e che hanno riflessi sul salario dei lavoratori, ecco allora che lo scrupolo di risparmiare diventa l’elemento essenziale su cui dover giostrare.
Ad oggi, gli effetti della tanto decantata “crisi” la pagano solo i lavoratori che prestano la propria opera nell’ambito dei servizi terziarizzati della cosa pubblica.
Nella scuola, dove il ministro Germini ha ben pensato di tagliare del 25% gli appalti delle pulizie, ciò ovviamente a parità di superfici da pulire, gli imprenditori tagliano il 50 % delle ore di tante lavoratrici e lavoratori che magari hanno contratti di 5 ore settimanali.
Lo stesso accade nelle caserme o nei servizi di pulizia di tanti comuni, dove si tende a risparmiare ben sapendo che alla fine, saranno solo i lavoratori del terziario che saranno chiamati a fare sacrifici.
Nell’ambito della vigilanza, la pubblica amministrazione non esita ad appaltare prevedendo una quota oraria di salario ben al di sotto delle tabelle ministeriali, con aste al ribasso!
I “nostri” imprenditori in questo gioco al massacro poi sono campioni, sono bravissimi ad aggiudicarsi al ribasso oltre ogni limiti di degenza i vari contratti, tanto poi sanno bene che a pagare non saranno loro ma i lavoratori degli appalti, ed allora ecco la corsa ogni giorno all’ufficio del lavoro per ricorrere agli ammortizzatori sociali, in un macabro gioco dove il “pubblico” è chiamato a rimettere gli stessi soldi sotto forma di cassa integrazione in deroga che prima ha voluto risparmiare nel bandire la gara.
In tutto questo gioco al massacro , solo l’ imprenditore ci guadagna, sottraendo in una forma di concorrenza sleale lo stesso appalto agli imprenditori onesti.
Occorre porre un fine a questo modo di fare che colpisce la parte piu’ debole del mondo del lavoro.
Se un vigilante secondo le tabelle ministrali ha un costo medio orario di € 19,00, indire una gara a ribasso dove si prevede un costo medio orario di € 15,00, vuol dire attentare con mera premeditazione al diritto di quel lavoratore che dovrà continuare a prestare lo stesso servizio rinunciando a parte del proprio salario; è tollerabile questo specie in un appalto pubblico ?
FILCAMS CGIL di Siracusa, ritiene che è ora di porre fine a questo stato di cose ed avanza la proposta convocare presso la Prefettura un tavolo con le pubbliche amministrazioni, il sindacato e gli enti previdenziali per sottoscrivere un “protocollo di legalità”, dove si sancisca che chi amministra la cosa pubblica, deve per primo rispettare l’art. 36 della costituzione italiana.